DDL Liberalizzazione Farmacie: l’apertura al capitale è solo una tappa di un percorso naturale e inarrestabile

Come ho spiegato (per primo in Italia), la liberalizzazione di un sistema protettivo, prima ancora di celare inciuci e interessi personali è un processo di naturale smantellamento quando la misura si rende obsoleta.

Quando il secolo scorso fu istituito il Sistema sanitario nazionale, infatti, l’industria farmaceutica si era appena affermata come una innovazione strategica per l’intera nazione: tutti gli italiani avrebbero dovuto beneficiarne. Così, per “convincere” i farmacisti a trasformarsi da esperti preparatori a venditori preparati, fu necessario predisporre un sistema di supporto che:

  • garantisse benessere (ampi margini sui farmaci);
  • impedisse la concorrenza interna (farmacie di proprietà solo di persone);
  • preassegnasse una quota di mercato ad ogni farmacia (pianta organica).

L’obiettivo di questa misura protettiva era creare una distribuzione capillare su tutto il territorio nazionale e sempre disponibile per i cittadini. Da quando l’immensa rete delle farmacie italiane esiste e funziona perfettamente (e sono decenni), quell’antica misura di protezione è diventata un obsoleto privilegio.

Tutte misure protettive hanno un ciclo di vita. Anche questa, pezzo dopo pezzo, cadrà via inesorabilmente.

Non entro nel merito se questo sia giusto o meno e se per i cittadini cambierà qualcosa in bene o in male, perché non è questo il mio ruolo. Sicuramente posso garantirti che entro numerosi altri “pezzi di protezione” stanno per crollare, per arrivare, intorno al 2035, alla liberalizzazione totale delle licenze.

Cosa succederà alle parafarmacie?

La maggior parte dei titolari di parafarmacia ha fatto un investimento sconsiderato.

Queste persone speravano infatti di fare grassi affari intercettando buona parte del mercato OTC e SOP, sottovalutando che per la gente il farmaco si compra in farmacia, e che le  farmacie sono praticamente ovunque.

La mente della gente, infatti, collega i nomi delle cose ai marchi leader: se il nome medicine è già collegato a farmacia, tutte le medicine (leggere e pesanti) si comprano in farmacia. Se apri un negozio specializzato sulle medicine leggere, la gente non lo frequenterà perché non capirà mai la differenza con la farmacia vicina.

La parafarmacia è un “dai proviamoci” che le istituzioni non avrebbero dovuto incentivare senza un’opportuna formazione dei neo-imprenditori, che avrebbero dovuto sapere prima di aprire che una licenza depotenziata che va in concorrenza con una rete capillare e ultra-consolidata è difficile da gestire, e può avere successo SOLO SE propone un modello distante da quello della farmacia tradizionale.

Invece cos’hanno fatto? Simil-farmacie.

L’errore più grande di chi possiede una parafarmacia è sperare ancora che la liberalizzazione porterà loro qualcosa di buono. Al contrario, l’unica speranza di un esito positivo può derivare dalla specializzazione in altri ambiti, distaccandosi il più possibile dalla matrice originale della farmacia (che è vecchia e commercialmente ha enormi limiti).

Questo è paradossalmente proprio il momento della parafarmacia. Dato che la cultura imprenditoriale avanza, anche se a fatica, anche in questo settore, a breve nasceranno nuovi modelli di parafarmacia che non saranno più il vorrei essere una farmacia, ma non posso, per trovare una loro specifica identità.

Quanto danno provocheranno le catene di farmacie?