Aprire una parafarmacia: rassegnato compromesso di chi rinuncia al sogno di avere una vera farmacia, o vincente scelta imprenditoriale?

Il 2006 è stato un anno memorabile per il settore della distribuzione del farmaco: il decreto Bersani-Visco aprì la possibilità di vendere farmaci da banco alle attività commerciali (purché includessero un farmacista iscritto all’Ordine) creando la prima grande incrinatura nelle misure di protezione della categoria.

Con la parafarmacia, per la prima volta, chiunque poteva aprirsi al mercato con un’attività molto più vicina alla farmacia di qualunque altra:

  • poteva esporre esternamente la croce (anche se non verde),
  • poteva avere un’insegna che richiamasse direttamente la vendita dei farmaci,
  • poteva effettivamente vendere farmaci di largo consumo (SOP e OTC),
  • poteva accogliere i propri clienti con l’autorità di veri farmacisti in camice e col caduceo.

Complice la prospettiva (o diciamo anche speranza) di una graduale apertura alla liberalizzazione, sono stati da allora migliaia tra farmacisti e semplici cittadini che hanno deciso di aprire una parafarmacia.

Purtroppo però non sempre l’esito è stato positivo: sembra che quasi una parafarmacia su due non riesca a sopravvivere. Perché?