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La stessa serialità che ha fatto delle farmacie il più diffuso riferimento sanitario del Paese, oggi è il suo motivo di criticità. Uscirne significa creare i presupposti della vera farmacia del futuro

Da qualche tempo a questa parte, ovunque in Italia si tengono continuamente conferenze sul cambiamento della farmacia, con titoli del genere:

  • “Il futuro della farmacia”
  • “La farmacia 3.0”
  • “La farmacia di domani”
  • “Le nuove sfide della farmacia”.

Sensibilizzare i farmacisti sulla necessità di intraprendere un percorso di cambiamento è importantissimo, ma personalmente ritengo sia anche il momento di definire cosa fare:

  • da subito
  • davvero.

Altrimenti si rischia di restare imbrigliati nella trama delle teorie e di non partire mai.

I presupposti teorici per individuare obiettivi concreti

Dire che “dobbiamo cambiare” è davvero troppo generico. Cambiare cosa? e come? Per rendere il sistema economico su cui si regge la farmacia davvero sostenibile, occorre definire degli obiettivi facili da capire.

Prima di consegnarteli, permettimi di delinearti i presupposti concettuali sui quali si basano gli obiettivi che sono per me imprescindibili. Conoscere queste sintetiche basi teoriche ti consentirà di interiorizzarli e, se deciderai di adottarli, di aumentare la tua determinazione nel perseguirli. Li trovi nel riquadro sotto. Ci metti un minuto a leggerli. Te lo consiglio.

Semantica della crisi delle farmacie

Quando usiamo la parola “crisi”, intimamente sappiamo già che questa non indica un problema, ma un sintomo. Esattamente come la febbre è il sintomo di una patologia e non è essa stessa una patologia.

Quando parliamo di “crisi” dobbiamo quindi riconoscere che siamo davanti al segnale che una struttura emette quando fatica a reggere un determinato carico, e che esistono solo due condizioni che possono mettere in crisi una struttura, di qualunque natura:

  1. il carico è cambiato (in intensità o modalità)
  2. e/o la struttura è invecchiata (o è stata modificata).

Non ce ne sono altre. E questo vale per tutto:

  • un lavoratore può entrare in crisi se gli viene assegnata una mansione cui non è adatto (carico mutato in intensità) e/o se non riesce ad adattarsi ad un nuovo software (carico mutato in modalità);
  • un edificio può entrare in crisi perché i pilastri sono ammalorati (struttura invecchiata) e/o per un sisma (carico imprevisto);
  • una farmacia può entrare in crisi per cattiva gestione (struttura invecchiata) e/o per dovere erogare lo stesso servizio nonostante i tagli (carico cambiato in intensità).

Quindi, quando la farmacia ha una crisi economica, vuol dire che la sua struttura commerciale interna non regge più. Per aiutarla a raggiungere la sostenibilità, occorre intervenire su carichi e struttura.

L’obiettivo generale “dobbiamo incrementare le vendite” è troppo generico

La soluzione ad un sistema economico insostenibile di un’attività commerciale è ovviamente l’incremento delle vendite. Non è una osservazione banale, perché ci aiuta a sgombrare da subito il campo da attività che possono anche avere la loro utilità, ma che risultano:

  • superflue, allo scopo della riabilitazione reale e duratura della farmacia;
  • dannose, nel momento in cui sottraggono energia e risorse che dovrebbero essere impiegate per le soluzioni strutturali.

Tra queste attività, rientra certamente la scelta di ridurre i costi di acquisto. Se l’obiettivo è vendere di più, non ha senso concentrarsi sull’acquistare meglio. Altrimenti, nel tempo, si raggiungerà la situazione paradossale di acquistare benissimo prodotti che si vendono pochissimo.

Se hai un’attività commerciale (e la farmacia lo è), prima impara a vendere di più, e poi migliora i margini.

L’obiettivo generale che riporta la sostenibilità economica della farmacia è pertanto l’incremento del fatturato. Quando mi confronto di persona coi farmacisti su questo concetto, a questo punto solitamente mi dicono: “Ok, ma come si fa?”.